C’è un momento, quando leggi “interesse record”, in cui ti viene voglia di controllare due volte: davvero si parla di un prodotto semplice, con garanzia dello Stato, acquistabile persino dal telefono? È esattamente qui che entrano in gioco i nuovi Buoni Fruttiferi Postali a 4 anni che stanno facendo parlare, perché mettono sul piatto numeri che, per questa famiglia di strumenti, non si vedevano da un po’.
Di cosa si tratta davvero
Quando si cita il “nuovo buono postale con interesse record” nel 2026, di solito si stanno indicando due proposte:
- Buono 100 (4 anni), pensato per chi vuole una struttura lineare e facile da capire.
- Buono Premium 4 anni, con rendimento interessante ma legato alla nuova liquidità (ad esempio somme che arrivano da bonifici di altre banche).
L’idea di fondo è semplice: durata 4 anni, sottoscrizione a partire da 50 euro (e multipli), con un limite operativo giornaliero elevato per intestatario. L’acquisto può avvenire online (se hai libretto Smart o conto BancoPosta abilitato) oppure in ufficio postale.
Il punto che tutti guardano: il rendimento
Qui sta il “gancio” che attira l’attenzione: a scadenza, i rendimenti lordi arrivano fino al 3% annuo.
- Buono 100 (4 anni): fino al 3% lordo annuo, con meccanica immediata, lo sottoscrivi e sai che il senso del gioco è arrivare alla fine dei 4 anni.
- Premium 4 anni: in genere tra 2,50% e 3% lordo annuo, con condizioni che premiano l’ingresso di nuova liquidità.
- Plus 4 anni: spesso citato perché porta un rendimento cumulativo (con premio finale) che può arrivare a circa 5,718% complessivo nel periodo.
Una cosa importante, che conviene tenere bene a mente: nei buoni postali il “meglio” lo ottieni a scadenza. Se li guardi come una cassaforte a tempo, hanno più senso.
Esempio pratico, perché i numeri vanno toccati con mano
Immagina di mettere 1.000 euro e lasciarli lì per 4 anni, senza fare nulla, come una piantina sul balcone che annaffi solo con la pazienza.
- Interessi lordi stimati: circa 120 euro
- Totale lordo a scadenza: circa 1.120 euro
- Totale netto stimato (tassazione 12,5% sugli interessi): circa 1.105 euro
Sono stime indicative, perché i calcoli precisi dipendono dal buono specifico e dalle condizioni del periodo, ma il messaggio è chiaro: il rendimento è leggibile, e non devi combattere con costi nascosti.
Tasse, bollo e ISEE: i dettagli che cambiano la resa
Qui i buoni postali giocano alcune carte spesso sottovalutate:
- Tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi (non 26% come su molti altri strumenti).
- Imposta di bollo: in pratica, esente fino a 5.000 euro, oltre si applica lo 0,20% annuo secondo le regole vigenti.
- ISEE: i buoni postali, entro certi limiti, possono essere un alleato strategico, perché non concorrono fino a 50.000 euro per nucleo familiare, utile se stai tenendo d’occhio bonus e agevolazioni.
Rimborsi: quanto sei libero, davvero?
La flessibilità è buona, ma va interpretata bene:
- Rimborso possibile anche prima, in genere dopo 12 o 18 mesi a seconda dell’emissione.
- Se rimborsi troppo presto, spesso non maturi interessi.
- Dopo la finestra minima, puoi chiedere rimborso totale o parziale.
In pratica, puoi uscire, però la convenienza piena è pensata per chi riesce a rispettare l’orizzonte dei 4 anni.
Confronto rapido tra i “top” del momento
| Buono | Durata | Rendimento massimo | A chi può piacere |
|---|---|---|---|
| Premium 4 anni | 4 anni | 2,50%–3% lordo annuo | Chi porta nuova liquidità |
| Buono 100 | 4 anni | fino 3% lordo annuo | Chi vuole semplicità |
| Plus 4 anni | 4 anni | 5,718% cumulativo | Chi punta al premio finale |
| 3×4 | 12 anni | fino 3% a scadenza | Chi vuole tappe più lunghe |
| Indicizzato | 10 anni | 0,60% + variabile | Chi teme l’inflazione |
La lettura finale: perché questo “record” ha senso
Il motivo per cui questi buoni stanno attirando attenzione è una combinazione rara: rendimento alto per la categoria, garanzia dello Stato, tassazione favorevole e gestione semplice. Se hai un obiettivo chiaro a 4 anni, e vuoi evitare complessità, il Buono 100 e il Premium 4 anni diventano opzioni concrete, non solo uno slogan. La vera domanda, alla fine, è personale: quei soldi puoi davvero lasciarli “dormire” per 48 mesi? Se sì, il record smette di essere una promessa e diventa un numero che lavora per te.


