Quante volte si possono lavare le mascherine FFP2? Lo rivela un test

Capita a tutti: apri un cassetto, trovi una FFP2 “quasi nuova” e ti chiedi se sia davvero da buttare dopo poche ore, oppure se, con un po’ di cura, possa vivere una seconda, terza, quarta vita. Anch’io ho avuto quel dubbio, soprattutto nei periodi in cui le mascherine sembravano finire sempre nel momento meno opportuno.

Cosa ha davvero mostrato il test (e perché sorprende)

Secondo test condotti dalla rivista francese dei consumatori UFC-Que Choisir, alcune mascherine FFP2 continuano a mantenere efficacia filtrante e traspirazione anche dopo 10 lavaggi in lavatrice a 60°C, seguiti da asciugatura. La parte interessante è il “come” è stato verificato: i test hanno valutato la filtrazione su particelle di circa 3 micrometri, cioè dimensioni tipiche di molte goccioline respiratorie (i droplet) e di particolato fine.

In pratica, la tenuta non è crollata dopo i cicli di lavaggio, almeno nei campioni analizzati. Ed è qui che si capisce perché la notizia ha fatto rumore: per mesi ci siamo sentiti ripetere “monouso”, punto.

Perché 60°C è il numero chiave

Nei test, 60°C non è un dettaglio cosmetico. È la soglia spesso citata come minima, in ambito domestico, per ridurre in modo significativo la carica virale su tessuti e superfici compatibili. Il consiglio emerso è anche controintuitivo: non superare i 60°C. Più caldo non significa automaticamente meglio, perché il rischio è deformare la mascherina o stressare i materiali (e a quel punto addio aderenza).

Se pensi alla FFP2 come a un piccolo respiratore, ha senso: funziona bene finché mantiene forma, stratificazione e contatto stabile con il viso.

La regola d’oro che spesso dimentichiamo: l’aderenza

Anche con una filtrazione “sulla carta” ancora buona, la vera variabile che decide tutto è la aderenza. Una FFP2 leggermente deformata, con il ferretto nasale che non stringe più o con elastici allentati, può perdere molto della sua efficacia reale.

Ecco quando va sostituita, anche prima dei 10 lavaggi:

  • elastici sfilacciati o che non tengono tensione
  • ferretto con segni di ruggine o che non modella più bene il naso
  • bordo che non aderisce, con spazi visibili su guance o mento
  • mascherina “molle” o visibilmente deformata

Come lavarla in pratica (senza fare danni)

Se vuoi seguire l’approccio suggerito dai test, l’idea è ridurre gli stress meccanici e termici inutili.

Procedura consigliata:

  1. Inserisci la FFP2 in un sacchetto a rete per delicati.
  2. Imposta la lavatrice a 60°C, con detersivo neutro.
  3. Evita programmi troppo aggressivi se puoi scegliere (centrifuga moderata).
  4. Asciuga completamente, all’aria o in asciugatrice, finché non resta umidità.
  5. Controlla integrità e vestibilità prima di riutilizzarla.

Metodi alternativi e perché c’è confusione

Qui arriva il punto più “umano” della storia: le fonti non sono sempre allineate. Alcune raccomandazioni tradizionali scoraggiavano lavatrice, bollitura o microonde per evitare danni allo strato filtrante e alle cariche elettrostatiche di alcuni materiali. Altri metodi domestici citati includono spray idroalcolici o semplice attesa all’aria per più giorni, con un numero di riusi spesso limitato.

In parallelo, esiste una strada “da laboratorio”: uno studio statunitense ha indicato che la sterilizzazione con perossido di idrogeno vaporizzato (VHP) può arrivare fino a 25 cicli, ma è un processo pensato per contesti professionali, con apparecchiature e controlli specifici, non per casa.

In sintesi: quante volte, davvero?

Se la tua FFP2 è di buona qualità, resta integra e segue un lavaggio controllato, i test UFC-Que Choisir suggeriscono un riutilizzo fino a 10 lavaggi a 60°C senza perdite significative nei parametri misurati. Però la frase che terrei appesa vicino alla lavatrice è questa: prima dei numeri viene la condizione reale della mascherina.

Il consiglio finale, pragmatico, è semplice: rispetta le istruzioni del produttore quando disponibili, lavala con delicatezza e, al primo segnale di cedimento, non insistere. Una FFP2 nuova, quando serve davvero, resta sempre la scelta con più garanzie.

Redazione Biocell Notizie

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