Ti sarà capitato di sentirlo dire al bar o in famiglia, quasi come una formula magica: “Con 20 anni di contributi vai in pensione”. Sì, ma la domanda vera è un’altra, quella che brucia: quanto si prende davvero? Perché tra età, soglie minime e sistemi di calcolo, la differenza tra un assegno “ok” e uno che ti lascia corto può essere enorme.
La regola che molti saltano: non basta avere 20 anni
I 20 anni di contributi sono la soglia minima più famosa, ma non sempre sufficiente. In pratica esistono due strade principali:
- Pensione di vecchiaia standard: in genere a 67 anni, con almeno 20 anni di contributi.
- Uscita a 64 anni (caso speciale): possibile per chi è nel contributivo puro, cioè con primo contributo dal 1° gennaio 1996, ma solo se l’assegno supera una soglia minima.
E qui arriva il punto cruciale: a 64 anni non conta solo “quando esci”, conta anche “con quanto esci”.
La soglia minima: il vero filtro a 64 anni
Per la pensione a 64 anni nel contributivo puro, l’importo deve essere almeno pari a 3 volte l’assegno sociale. Tradotto in numeri 2025 (assegno sociale circa 538,69 euro), significa circa:
- ~1.616 euro lordi al mese come soglia standard
Con alcune riduzioni legate alla maternità (un tema che spesso cambia l’esito di una simulazione):
| Categoria | Soglia (moltiplicatore assegno sociale) | Importo indicativo 2025 (lordo/mese) |
|---|---|---|
| Standard | 3 volte | ~1.616 € |
| Donne con 1 figlio | 2,8 volte | ~1.508 € |
| Donne con 2+ figli (dal 2030) | 2,6 volte | ~1.400 € |
Se non raggiungi questa soglia, a 64 anni non ci vai, anche se hai già i 20 anni “puliti”. Ti toccherà aspettare la vecchiaia standard (salvo deroghe o eccezioni).
Quali contributi valgono davvero (e qui si gioca una partita importante)
Quando si dice “20 anni”, si intende contribuzione valida, che può includere:
- Obbligatori (da lavoro dipendente o autonomo)
- Volontari
- Figurativi (ad esempio NASpI, maternità, servizio militare, alcuni periodi tutelati)
- Riscatti, come il riscatto laurea
- Cumulo gratuito tra gestioni INPS o casse (se i periodi non si sovrappongono)
Spesso è proprio qui che si recuperano mesi o anni che “non sembravano contare”, e che invece fanno la differenza tra restare sotto o sopra la soglia.
Quanto prendi con 20 anni: esempi che fanno capire (davvero)
Il calcolo dipende dal sistema: retributivo, contributivo o misto. Se hai iniziato dopo il 1996 sei nel contributivo puro, e il tuo assegno nasce dal montante accumulato e dai coefficienti legati all’età (i famosi coefficienti di trasformazione).
Caso 1: sistema retributivo (logica percentuale)
Una regola semplice (e un po’ nostalgica): circa 2% per anno.
- 20 anni → circa 40% della retribuzione di riferimento
Esempio: retribuzione media 40.000 euro annui - Pensione annua lorda: ~16.000 euro
- Mensile lordo: ~1.333 euro
Caso 2: sistema contributivo (logica “salvadanaio”)
Qui contano i contributi versati e l’età di uscita.
Esempio: contributi totali 264.000 euro, coefficiente circa 5,575%
- Pensione annua lorda: ~14.718 euro
- Mensile lordo: ~1.227 euro
È il classico scenario in cui uno pensa “ho uno stipendio buono, quindi prenderò bene”, ma poi scopre che con 20 anni la matematica è più fredda di quanto immagini.
E il netto? La domanda più difficile (ma la più concreta)
Il netto dipende da tassazione IRPEF, detrazioni, addizionali regionali e comunali. Per questo due pensioni uguali “lordo” possono diventare diverse “netto”. La cosa utile da ricordare è questa:
- il confronto reale va fatto su lordo annuo e simulazione fiscale,
- e, soprattutto, bisogna verificare se si rientra nei requisiti INPS, perché a 64 anni il vero ostacolo è la soglia minima.
Come aumentare l’assegno (o anticipare) senza magie
Se capisci che con 20 anni rischi di stare basso, le leve più comuni sono:
- Versare di più e più a lungo, anche pochi anni in più incidono
- Riscatti mirati (laurea, se conveniente)
- Previdenza complementare, con deduzioni fino a 5.164,57 euro l’anno
- Valutare strumenti come la RITA (quando applicabile)
E se vuoi capire il linguaggio di base per orientarti, una parola chiave è pensione: sembra ovvia, ma dietro ci sono regole molto diverse a seconda del tuo percorso.
La risposta finale: quanto si prende davvero?
Con 20 anni di contributi puoi andare in pensione, ma l’importo reale spesso è più vicino a una “coperta corta” che a un traguardo comodo. A 67 anni l’uscita è più semplice da ottenere, a 64 anni è possibile solo se l’assegno è già abbastanza alto, e questa è la parte che sorprende quasi tutti.
La verità, quella che non fa rumore, è che con 20 anni la pensione non si indovina: si simula, si verificano i contributi validi e si controlla la soglia. Da lì in poi, il resto è strategia.




