Hai una casa in affitto con la cedolare secca? Attenzione a questo errore sull’IMU che fanno tutti

Ti confesso che questa è una delle frasi che sento più spesso, detta con assoluta sicurezza: “Ho scelto la cedolare secca, quindi l’IMU non la pago”. Suona logico, quasi rassicurante. Peccato che, nella stragrande maggioranza dei casi, sia proprio qui che nasce l’errore che poi porta a sorprese, acconti saltati e ravvedimenti.

Il punto chiave: cedolare secca e IMU non sono la stessa cosa

La cedolare secca è un regime fiscale che riguarda il reddito prodotto dall’affitto. L’IMU, invece, è un’imposta che riguarda la proprietà dell’immobile. Sono due binari diversi, e non si “annullano” a vicenda.

In pratica, scegliere la cedolare significa semplificare e cambiare il modo in cui paghi le tasse sul canone, ma non significa automaticamente smettere di pagare l’IMU.

E sì, la paga quasi sempre il proprietario, anche se la casa è affittata e anche se l’inquilino ci vive stabilmente.

Cos’è davvero la cedolare secca, e cosa sostituisce

La cedolare secca è un’opzione riservata alle persone fisiche che affittano immobili abitativi (categorie A/1-A/11, esclusa A/10). Se la scegli, sostituisce:

  • IRPEF sul canone di locazione
  • addizionali regionali e comunali
  • imposta di registro e imposta di bollo su contratto, proroghe e risoluzioni

Questa è la parte “magica”: niente registro e niente bollo, e una tassazione a percentuale fissa sul canone.

Aliquote principali (2025-2026) in breve

  • 21% per contratti a canone libero (tipico 4+4) e per il primo immobile in affitto breve (sotto i 30 giorni)
  • 10% per canone concordato (in molti comuni ad alta tensione abitativa)
  • 26% per affitti brevi dal secondo al quarto immobile (entro il limite di 4 unità, se non in forma imprenditoriale)

Un dettaglio che spesso sfugge: se l’immobile ha più proprietari, ciascuno decide per la propria quota. Chi opta per cedolare beneficia dell’esenzione da registro e bollo solo sulla propria parte, in alcune situazioni il bollo resta dovuto sul contratto.

L’errore sull’IMU che fanno tutti: “cedolare secca = IMU zero”

Eccolo, l’equivoco. La cedolare secca “sostituisce” imposte sul reddito da locazione e alcuni costi sul contratto, ma non tocca l’imposta municipale sull’immobile. Per capire perché, basta una frase semplice: la cedolare tassa ciò che incassi, l’IMU tassa ciò che possiedi.

Quindi l’IMU resta dovuta anche se:

  • l’immobile è affittato con cedolare secca
  • l’inquilino ha messo la residenza nell’immobile
  • il contratto è regolare e registrato

L’immobile non diventa “abitazione principale” del proprietario solo perché è abitazione principale dell’inquilino. Per la disciplina dell’IMU conta dove vive e risiede il proprietario, non il conduttore (salvo casi particolari previsti da norme e regolamenti locali).

Se vuoi approfondire il significato e il funzionamento dell’imposta, il riferimento essenziale è IMU.

Quando puoi pagare meno IMU (ma non grazie alla cedolare)

Qui vale la regola d’oro: eventuali agevolazioni IMU dipendono da requisiti specifici e spesso anche dal Comune.

Alcuni casi frequenti:

  • canone concordato: spesso può dare una riduzione dell’IMU (non un’esenzione automatica)
  • immobili considerati “di lusso” (A/1, A/8, A/9): in genere hanno regole più rigide e niente scorciatoie
  • assimilazioni e agevolazioni locali: variano molto, e conviene sempre controllare la delibera comunale

Il punto è semplice: l’agevolazione, se esiste, nasce dal tipo di contratto o da condizioni specifiche, non dal fatto che tu abbia scelto la cedolare come regime di tassazione del canone.

Registrazione del contratto: cosa cambia davvero con la cedolare

Un altro motivo per cui nasce confusione è che la cedolare fa sparire alcune spese “visibili” e allora si pensa che sparisca tutto.

  • Senza cedolare: imposta di registro (di solito ripartita al 50% tra locatore e conduttore) e bollo (spesso a carico del locatore)
  • Con cedolare: niente imposta di registro e niente bollo per la durata del contratto, comprese proroghe e risoluzioni

Attenzione però: spese come quelle di agenzia o accordi accessori non sono “azzerate”, si gestiscono per accordo tra le parti.

La checklist per non sbagliare (e non inseguire scadenze)

  1. Verifica se l’immobile, pur affittato, resta soggetto a IMU nel tuo Comune.
  2. Se hai un canone concordato, controlla se esiste una riduzione e come richiederla.
  3. Non dare per scontato che la residenza dell’inquilino cambi il tuo status IMU.
  4. Segna le scadenze: acconto e saldo arrivano anche con la cedolare.

Alla fine, la verità è quasi liberatoria: la cedolare secca è ottima per semplificare e rendere prevedibile la tassazione del canone, ma l’IMU è un capitolo a parte. Se li tieni separati nella testa, eviti l’errore più comune e ti giochi tutto con molto più controllo.

Redazione Biocell Notizie

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